Ortodonzia

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ORTODONZIA: QUAL E’ L’ETA’ GIUSTA PER LA PRIMA VISITA?

Nell’ortodonzia il momento migliore per la prima visita ortodontica è variabile. Spesso dipende dalla gravità della malocclusione. Si tende a trattare precocemente – a partire dai 4 anni – le malocclusioni di origine scheletrica che possono peggiorare con la crescita. Un esempio sono le III classi o le deviazioni mandibolari.

COSA PROVOCA I DENTI STORTI?

La mancanza di spazio, l’abitudine prolungata a succhiarsi il dito o il ciuccio, l’interposizione della lingua tra i denti, la perdita precoce di denti da latte, problemi alle vie respiratorie: questi sono alcuni dei motivi principali che causano il malposizionamento dentario. Anche la base genetica influisce: denti di grosse o piccole dimensioni, grandi spazi o, al contrario, ossa piccole creano i famosi “denti storti”.

COME FANNO A MUOVERSI I DENTI CON L’APPARECCHIO?

Il movimento dentale è una risposta ad una forza leggera che viene applicata sui denti per un certo periodo di tempo. Questa forza è esercitata dagli APPARECCHI, che possono essere di tanti tipi diversi. La maggior parte degli appuntamenti viene data non prima di 4-6 settimane dal precedente controllo proprio per permettere ai denti di avere il tempo di spostarsi.

PRINCIPALI MALOCCLUSIONI IN ORTODONZIA

MALOCCLUSIONE DI CLASSE II: si ha un’avanzamento dell’arcata superiore rispetto all’inferiore. Ciò è dovuto, nella maggioranza dei casi, ad una insufficiente crescita mandibolare, anche se può coesistere un contemporaneo ipersviluppo del mascellare superiore. In entrambi i casi l’effetto complessivo è quello di due arcate che, se osservate di profilo, risultano non combacianti.

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MALOCCUSIONE DI CLASSE III:  si ha l’avanzamento dell’arcata inferiore rispetto alla superiore. Questo tipo di malocclusione richiede un intervento precoce verso i 4 anni, che può garantire i migliori risultati funzionali ed estetici al paziente. Alla base di una malocclusione scheletrica di III classe vi è quasi sempre una mandibola eccessivamente sviluppata in senso antero–posteriore, anche se può coesistere la presenza di un mascellare superiore iposviluppato a peggiorarne il quadro. Nell’età dello sviluppo, si può cercare di frenare la crescita della mandibola mediante l’utilizzo di apparecchi che, tramite forze elastiche applicate sul mento e in direzione dei condili ne rallentino lo sviluppo, o favorire la crescita di un mascellare superiore iposviluppato impiegando un apparecchio che in trazione ne stimoli la crescita in direzione anteriore.

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PALATO STRETTO: si associa frequentemente a pazienti respiratori orali e si corregge con l’uso di espansori che riescono a stabilire una corretta crescita scheletrica. L’età giusta per inetrvenire dipende dal grado di collaborazione del paziente, già verso i 4 anni si hanno buone probabilità di riuscita.

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MORSO APERTO: quando le arcate dentarie sono in occlusione e sono presenti spazi dovuti al mancato contatto fra elementi dell’arcata superiore ed elementi dell’arcata inferiore. Un morso aperto si sviluppa più frequentemente nella parte anteriore della bocca, cioè fra incisivi superiori ed inferiori, i quali non trovano un contatto a bocca chiusa. In alcuni casi si può avere la presenza di un morso aperto anche nei settori posteriori. Le cause più frequenti che conducono all’instaurarsi di un morso aperto sono:

– l’abitudine di succhiarsi le dita o a frapporre oggetti tra le arcate (penne e matite);

–  l’interposizione della lingua fra i denti al momento della deglutizione e durante la fonazione;

-cause genetiche che comportano, ad esempio, una crescita ossea non equilibrata fra altezze posteriori ed anteriori. La tempestività con cui si affronta la problematica del morso aperto in un bambino è un aspetto cruciale ai fini della sua risoluzione. Le cause (es. abitudini viziate come il ciuccio), tendono ad orientare lo sviluppo in senso sfavorevole e peggiorativo. Da sottolineare che la presenza di un’apertura obbliga la lingua a chiuderla interponendosi fra i denti (il che continua a favorire il morso aperto).

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MORSO PROFONDO O COPERTO: è la condizione per cui gli incisivi superiori coprono eccessivamente quelli inferiori. Un morso profondo deriva solitamente da anomalie scheletriche che coinvolgono una mandibola iposviluppata e/o un mascellare superiore la cui altezza verticale nel settore anteriore risulti eccessiva.
Una malocclusione di II classe si associa frequantemente ad un morso profondo.
La gravità di un morso profondo può essere tale che, invitando il paziente ad occludere, si verifichi un contatto fra incisivi inferiori e mucosa palatina, dove si possono osservare i segni delle lesioni provocate da questo continuo traumatismo.
La terapia del morso profondo è tanto più efficace quanto più tempestivamente si interviene. Come tutte le problematiche di natura scheletrica,  se si intraprendono azioni terapeutiche mediante apparecchiature ortodontiche (solitamente mobili) durante la fase di sviluppo osseo del bambino e del pre–adolescente, ci saranno buone probabilità di guidare la crescita verso un modello positivo che limiti o azzeri il morso profondo in via di formazione.

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